Cosa sono i prebiotici?

Si definiscono prebiotici sostanze non digeribili che producono un effetto benefico sull'ospite stimolando in maniera selettiva la crescita e l'attività di un numero limitato di batteri indigeni, in particolare Lattobacilli e Bifidobatteri.

Dopo l'ingestione, in quanto non digeriti e assorbiti dall'organismo, giungono intatti nell'intestino dove fungono da substrato per i microrganismi "amici".

I prebiotici vengono generalmente utilizzati da chi: deve riprendersi da una terapia antibiotica, segue una dieta povera di fibra o soffre di alterazioni dell'alvo

Nell'articolo sui probiotici abbiamo chiarito il significato di probiotici e fatto luce su alcune delle loro funzioni. È ora la volta dei prebiotici! Come già accennato in precedenza si definiscono prebiotici sostanze non digeribili che producono un effetto benefico sull'ospite stimolando in maniera selettiva la crescita e l'attività di alcuni batteri indigeni benefici (anche se possono stimolare anche la crescita e l'insediamento di probiotici ingeriti con la dieta o come farmaci).

Rientrano in questa classificazione carboidrati non digeribili dall'organismo, ma fermentabili da parte di alcuni microrganismi dell'intestino. La fermentazione di queste sostanze porta alla sintesi di acidi grassi a corta catena quali acetato, butirrato e propinato, delle cui proprietà benefiche si parlerà più avanti.

Dove si trovano? Tra i prebiotici che possono essere assunti normalmente con la dieta senza dover ricorrere ad integratori o alimenti funzionali troviamo la fibra alimentare. In particolare considerati prebiotici naturali a pieno titolo sono: inulina, FOS (frutto-oligosaccaridi) e GOS (galatto-oligosaccaridi); di cui i primi due naturalmente presenti in molti vegetali (tuberi di topinambur, cicoria), mentre gli ultimi naturalmente presenti nel latte materno. Tutti è tre sono caratterizzati dall'avere attività bifidogenica.

Ai prebiotici naturali si affiancano poi prebiotici parzialmente sintetici prodotti per via enzimatica come lattulosio, lattosaccarosio e lattitolo. Tali sostanze sono in grado di aumentare il numero di Bifidobacterium, Lactobacillus e Streptococcus e ridurre la popolazione di Bacteroides, Clostridium e coliformi.

Come agiscono? Dopo l'ingestione, in quanto non digeriti e assorbiti dall'organismo, giungono intatti nell'intestino dove fungono da substrato per i microrganismi "amici", favorendone la crescita, e sono da quest'ultimi fermentati con conseguente rilascio di acido: acetico, propionico e butirrico, i quali:

  • determinano un abbassamento del pH dell'intestino con conseguente diminuzione dei microrganismi patogeni;
  • forniscono nutrimento alle cellule intestinali;
  • modulano la moltiplicazione e il differenziamento delle cellule del colon, giocando un ruolo chiave nel mantenimento dell'integrità della mucosa intestinale;
  • stimolano il riassorbimento di acqua e sali minerali a livello del colon, e pertanto risultano utili anche in presenza di diarrea di origine infettiva o indotta da antibiotici;
  • stimolano la contrazione della muscolatura del colon riducendo i fenomeni di stipsi.

Qual'é il loro utilizzo? I prebiotici vengono generalmente utilizzati da chi: deve riprendersi da una terapia antibiotica, segue una dieta povera di fibra o soffre di alterazioni dell'alvo. Soprattutto in quest'ultimo caso prima dell'assunzione è opportuno consultare il proprio medico in quanto, a seconda dei casi, i prebiotici potrebbero avere effetti opposti a quelli desiderati. Le dosi di assunzione giornaliere di prebiotici variano dai 2 a 10 grammi. Tali quantità generalmente non hanno controindicazioni, assunti in quantità elevate invece possono causare flatulenza, meteorismo e diarrea, soprattutto in soggetti che non consumano abitualmente frutta e verdura. Per cui, qualora si decidesse di assumere prebiotici, per evitare disturbi gastrointestinali, sarebbe utile incrementare progressivamente la dose di assunzione, fino a raggiungere quella consigliata nell'arco di alcune settimane.

In condizioni normali, osservando corrette abitudini alimentari, è possibile stimolare i microrganismi "amici" che risiedono nel nostro colon senza dover ricorrere all'utilizzo di prebiotici. Inoltre va sottolineato che, poiché l'effetto benefico di tali sostanze cessa nel momento in cui non vengono più assunte, il modo migliore per ottenere risultati duraturi è quello di assumere abitualmente cibi che contengono naturalmente prebiotici come frutta e verdura, e ricorrere all'assunzione di prebiotici soltanto in condizioni particolari consultando eventualmente il proprio medico o uno specialista.

Un ultimo cenno va fatto ai simbiotici che sono alimenti o integratori caratterizzati dall'associazione di prebiotici e probiotici, il risultato è un'azione sinergica in cui da un lato si introducono microrganismi probiotici nell'organismo e dall'altro, garantendo a quest'ultimi un substrato di crescita, se ne favorisce la crescita e l'attività. I benefici di questi alimenti sono ovviamente gli stessi che apportano prebiotici e probiotici. Sempre più spesso i preparati che sostituiscono il latte materno contengono associazioni di probiotici e prebiotici.

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(SC/EP)

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